Unità di Pastorale Giovanile

“Illustre Teofilo”, ti proponiamo alcune sottolineature utili per meglio comprendere la natura dell’Unità di pastorale giovanile (UPG), così da chiarirti in  quale direzione stanno camminando i nostri oratori,  di Mariano e di Cabiate. L’UPG non è l’espressione  di una singola identità, è invece l’espressione di una  sola fede che mette le sue radici in Cristo Gesù.

Non  è la soluzione migliore, forse, per tutti, ma è la soluzione che ci viene indicata da chi ha la responsabilità  di guidare il Popolo di Dio in questo momento della  storia così particolare. In questo contesto privilegiato i nostri ragazzi possono sperimentare la collegialità,  la collaborazione, la comunione e la corresponsabilità solo nella maniera in cui abbandonano ciò che si è sempre fatto, per creare davvero qualcosa di nuovo e di meraviglioso. Tutto questo avverrà senza dimenticare la propria identità e senza cancellare la propria memoria.

L’UPG non è una soppressione dei singoli oratori ma l’adesione ad un progetto comune, che fa  particolare riferimento alla fascia di età che va dalla  preadolescenza (2^ media) alla giovinezza (università), che permette di intrecciare le molteplici esperienze perché “insieme” si possa costruire qualcosa di  significativo per ognuno. Parlare di “pastorale giovanile” della nostra comunità  non è parlare solo di un progetto ma in primo luogo  è parlare di volti di ragazzi che vengono alla mente;  ragazzi in crescita, ognuno con una sua storia, colma  di desideri, di grandi slanci accompagnata da momenti di fatica e fragilità. Riuscire pazientemente ad  aiutarli, cercando di dar loro gli strumenti per trovare la strada giusta, per realizzare il progetto che Gesù ha per ognuno è un po’ il nostro compito; ma ancor  prima la scommessa affascinante e difficile è quella di  farli innamorare di Gesù, vivendo comunitariamente  momenti di gioia, di confronto, di preghiera. Loro  ci stanno provando; vogliamo riuscire a stargli vicino  come compagni e educatori in questa impegnativa  tappa della loro crescita.

Parlare di “pastorale giovanile” della nostra comunità non significa parlare solo dei nostri ragazzi. Ci
sono gli animatori, gli educatori, i volontari che a vario titolo s’impegnano quotidianamente… significa parlare anche di chi deve intrecciare trama e ordito (persone e progetti) di questa “veste di molti colori” che è l’oratorio.

La nostra idea di direttore laico è quella di non considerarsi né il più bravo né il più importante e non  avere sempre e subito la soluzione a tutto; all’oratorio infatti ci sono preziose diversità che arricchiscono  tutti coloro che lo vivono.  Questo servizio a favore della cura educativa che la  comunità cristiana rivolge a fanciulli, adolescenti e giovani ha avuto un riscontro positivo: è molto stimolante essere uomini di relazione che, attraverso una vasta complicità con coloro che prestano il loro tempo in quest’ambiente maturo, esortano altre persone verso relazioni personali e significative ma che accettano anche di farsi mettere in discussione dai loro collaboratori e di verificare non solo la conduzione del progetto ma anche le relazioni tra gli educatori.

Certamente “fare” insieme ad altri, tenere conto non solo dei propri tempi ma anche di chi ci sta accanto  non è sempre facile ed immediato, ma condividere  responsabilità, accogliere l’Altro che cammina con  noi ci arricchisce, ci permette di percorrere con serenità strade nuove o in modo alternativo strade già  percorse. Questo è quello che possiamo esprimere  con certezza: il cammino cristiano è fatto di lavoro  personale e di comunità, ed avere questa comunità  di pastorale giovanile accanto è bello!
Ed anche io, come sacerdote della pastorale giovanile, posso affermare quanto tutto questo sia “sorprendente”! Essere l’assistente spirituale e garante  dei percorsi pastorali dei quattro oratori, pur essendoci direttori laici che conducono la regia educativa con professionalità e serietà, è comunque una  bella e “sconcertante” esperienza data dal numero,  a volte disarmante, delle persone affidate alla nostra  cura pastorale: ben 32000! Non è nelle capacità di un solo prete la guida di un così vasto gregge. È vero  che ormai con questa nuova struttura della pastorale giovanile, il prete assistente non deve avere più la  pretesa di essere presente in ogni luogo o oratorio, ma piuttosto deve diventare il “buon samaritano che passando di là” si prende cura di tutti quei giovani che incontra sulle strade di Mariano e Cabiate.

Passo dopo passo è sorta una nuova certezza sull’atteggiamento di vita ministeriale: a noi preti è chiesto di vivere in questo tempo di cambiamenti con la  volontà di saper intuire i bisogni e saper rispondere  agli interrogativi; il prete sempre più deve essere un uomo di relazione, capace di trasmettere attenzione,  affetto, cura, solidarietà, compassione e vicinanza.
Con questa certezza ogni giorno cerco sempre più  di incontrare persone, tentando di dare a tutti quella parola che riveli il volto di Cristo, buon pastore. 

Per concludere, vi proponiamo un piccolo gioco: chiudete gli occhi, e in silenzio ognuno pensi a  quell’adolescente, ragazzo o giovane che giudichiamo come il caso più disperato ci sia mai capitato come educatore…
Noi non possiamo dormire sonni tranquilli finché  tutti questi ragazzi ai quali abbiamo pensato non abbiano incontrato il Signore e in Lui abbiano trovato la propria vocazione e la “gioia piena”! Questo è il  compito della pastorale giovanile in questo decennio  dedicato all’educazione.
Ma allora dove si può incontrare il Signore? Lo incontro nella comunità cristiana.  Fare una buona pastorale giovanile significa costruire delle belle comunità cristiane con delle belle famiglie che educano i loro figli. L’educazione non è il  compito di qualche eroe, specialista e o sacerdote super, ma è il compito di una comunità fatta da persone  concrete che, con la loro alterità, rendono presente  il Signore Gesù.

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