V Domenica di Avvento – Il Precursore

Simbolo che accompagna il cammino della liturgia: BROCCA E ASCIUGAMANO

Vangelo
Lettura del Vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 23-32a)

In quel tempo. Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione. Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire». Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito.

Riflessione sul simbolo: BROCCA E ASCIUGAMANO

“Cristo (Sposo) ha amato la Chiesa (Sposa) e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola.” (Efesini 5,25-26)

Nella liturgia, siamo abituati ad associare questi simboli al tempo pasquale: alla lavanda dei piedi.
Non è esattamente così: ognuno di noi deve essere prossimo, chinarsi davanti ad ogni uomo/fratello per lavargli i piedi.
Innanzitutto, serve l’ascolto, prima di agire, prima di prendere ogni decisione. Gesù, quando ebbe lavato i piedi, si rivestì, tuttavia, non toglie l’asciugamano, magari bagnato e sporco, ma si mostrerà sulla croce con i fianchi cinti ancora da questo asciugamano. Lui non vuole mostrare una frattura fra il suo servire e riprendere il posto fra i commensali: si siede, ma rimane servo… Se io, il Signore e Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni agli altri.
La prova del nove della Chiesa sarà proprio questo gesto di servizio, di lavanda dei piedi, carico di amore della Croce.
Solo superando questa prova, ogni comunità ecclesiale sarà segno rivelatore di Colui che è stato crocifisso, ma vivo, Risorto e Maestro. Il comandamento dell’amore è un comandamento nuovo perché ci spoglia del vecchio uomo per farcene rivestire uno nuovo. È sempre questo amore che rinnova oggi il genere umano: ne fa un popolo nuovo.
Noi, come Chiesa, diventiamo la sposa del Figlio unico di Dio. Chi possiede la sposa (Chiesa) è lo sposo (Cristo).
Chi ha paura di cadere esponendosi ai pericoli dell’azione potrebbe dire: “Mi sono lavato i piedi, dovrò sporcarli di nuovo?” Ma chi è perfetto? Chi non viene meno, oggi, al dilagare iniquo e raffreddarsi di carità? “Cristo, lavami di nuovo i piedi, rimetti a noi i nostri debiti, poiché non si è spenta del tutto la nostra carità, poiché anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Il testimone cammina con i piedi in terra: prima erano puliti e si sono, di nuovo, sporcati. Lava sempre i nostri piedi, Cristo, per far parte con te. Prepariamo la via del Signore perché noi non predichiamo noi stessi, ma annunciamo che Cristo Gesù è Signore.