Notizie

Verso il rinnovo del Consiglio Pastorale

Perché uno dovrebbe fare il Consigliere pastorale?

Anzitutto perché la Chiesa non è questione riservata al solo clero (preti, religiosi, consacrati/e) ma è decisamente una realtà che riguarda tutti perché tutti battezzati e proprio in virtù di questo sacramento tutti partecipi dei “tre servizi” (sacerdote, re, profeta) che abilitano ciascuno ad esser partecipe dell’unica missione della Chiesa. Potremmo usare l’espressione emblematica di don Milani: “I care”: mi interessa, mi interessa perché riguarda me.

Una seconda ragione è perché fare il consigliere pastorale significa pensare, ragionare, approfondire i temi della fede perché siano vissuti in modo incisivo nel nostro tempo, nella cultura e nel territorio. Davanti alla superficialità che assillano il vissuto cristiano c’è bisogno di riflettere, di confrontarsi, di dialogare in un esercizio di continuo discernimento.

Un terzo motivo è il fatto che il consigliere e il consiglio pastorale hanno una loro indiscutibile autorevolezza riconosciuta sempre più dai responsabili della Chiesa. Non si tratta di esercitare non un potere ma un sapiente servizio. Nella chiesa non c’è nessun potere e, se c’è, è solo per il servizio.

Un quarto motivo è contribuire alla bellezza del volto della comunità. Nessuno ha il diritto di lamentarsi, ma ciascuno ha il dovere di contribuire a disegnare con il proprio contributo il volto bello della Chiesa. Quando parliamo in bene o in male della Chiesa parliamo di noi stessi perché la Chiesa non è un’entità esterna a noi; noi siamo la Chiesa.

Un quinto motivo: tutti dobbiamo avere nel cuore la tensione per l’evangelizzazione, cioè per trasmettere la bellezza della fede nel contesto socio-culturale-territoriale in cui viviamo. È il senso di Chiesa missionaria, di grande apertura, chiuso agli interessi di parte. Dal Concilio Vaticano II in poi, dal magistero dei papi di questi decenni fino alla Evangelii Gaudium di papa Francesco, siamo stati influenzati dall’entusiasmo di una Chiesa in dialogo e confronto con la modernità: è lo stile della sinodalità.

Sesto motivo: poter esprimere il proprio consiglio con la consapevolezza che il consigliare è un grande dono dello Spirito. Che cosa c’è di più affascinante che la capacità di coniugare sapienza e profezia, di ascoltare la voce di Dio sia nella Scrittura sia nello svolgersi della storia, con un atteggiamento teso non a ripetere e conservare, ma a vivere creativamente ciò che il vangelo e la tradizione ci consegnano per l’oggi.

Occorre certo un metodo di lavoro appropriato. Ecco la settima motivazione: imparare l’interessante metodo della conversazione spirituale (chiedi ai preti e ai consiglieri uscenti che ti spiegheranno con entusiasmo questo modo di procedere). Il modo di vivere i vari consigli, poi, non è lasciato al caso e in modo inconcludente, ma vorrebbe seguire ordini del giorno ben impostati.

Quanti altri motivi potremmo aggiungere per renderci solleciti e appassionati a prestare il nostro servizio nel ruolo del consigliere o almeno a interessarci un po’ di più alla vita della Chiesa e al cammino della nostra comunità pastorale.

Per segnalare la propria disponibilità a candidarsi o a candidare persone ritenute idonee a questo servizio,
rivolgersi alla SEGRETERIA della COMUNITÀ PASTORALE
lasciando nominativo e recapito telefonico.
(qui puoi trovare gli orari di apertura)