Approfondimenti

Il Pentagono della Pace – Avvento 2025

La nostra comunità pastorale prevede un itinerario spirituale biblico che ci darà la possibilità di preparare la venuta del Signore nella nostra vita.

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I DOMENICA DI AVVENTO
Sdegnarci e alzare la voce: il disarmo delle coscienze

Il disarmo delle coscienze, troppe volte corazzate dallo scudo del disinteresse e rivestite della terribile arma dell’indifferenza, che apparentemente è arma di difesa, ma che in realtà offende a morte.

L’ira di Gesù emerge in relazione alle ingiustizie e alle ipocrisie, non verso lui stesso – nella sua passione piuttosto proverà angoscia e tristezza – ma verso l’esclusione degli ultimi e verso la falsa religiosità. Pensando allo sdegno di Gesù, la tradizione cristiana ha coniato la curiosa espressione “santa indignazione”, che non è l’esplosione di una rabbia fine a se stessa, ma la ferma presa di distanza da qualche ingiustizia e menzogna. Lo sdegno va alimentato come “spia” per tenere desta la coscienza, contro il sonnifero dell’acquiescenza al male. 

Non senza un’avvertenza: l’indignazione non deve essere un semplice “fuoco di paglia”, mosso a comando dai mezzi di comunicazione o dalle parti politiche; deve essere, in un certo senso, una brace che arde costantemente sotto la cenere, divampando quando la coscienza comune rischia il letargo. È giusto dunque, anzi doveroso, sdegnarsi e alzare la voce contro le guerre a noi più vicine e conosciute; ma uno sdegno continuo deve animarci, pensando a tutte le guerre volutamente ignorate e ai mercanti di morte che le nutrono. Non convincono le reazioni emotive di chi chiede a singhiozzo dei “proclami” e gesti contro questa o quella guerra – sull’onda delle emozioni del momento mosse dalla pressione dei media – e tace su altre guerre e violenze. Si può invece, e si deve, prendere le distanze ogni giorno, in tutti i modi possibili, dalle guerre vicine e lontane, pubblicizzate o dimenticate.

(+ E. Castellucci – Cristo è la nostra pace disarmata e disarmante).

Preghiera
Signore Gesù,
non permettere che la nostra mente
si lasci confondere
né che il nostro cuore si allarmi
di fronte al male.
Insegnaci a non lasciarci ingannare
dalle false promesse e dall’indifferenza.
Donaci il coraggio di credere alla verità,
anche quando è scomoda,
e di prendere le distanze dalle ingiustizie,
dalle ipocrisie e dall’esclusione degli ultimi.
Tu che ci hai scelti,
mantieni desta la nostra coscienza
e accendi in noi una santa indignazione
contro ogni guerra, vicina e lontana.
Fa’ che possiamo alzare la voce
per chi non ha voce,
ogni giorno, in tutti i modi possibili.
Amen.


II DOMENICA DI AVVENTO
Favorire il dialogo: il disarmo delle parole

Non si tratta di assumere un linguaggio incolore e slavato, che non offenda nessuno ed eviti ogni presa di posizione. Gesù chiede ai discepoli di diventare «sale della terra» e «luce del mondo»: la sfida è però di essere sale e luce con lo stile della mitezza. Incisivi ma non aggressivi, forti ma non violenti.

È infruttuosa l’idea del dialogo fondata sulla “messa tra parentesi” delle diversità, come se un cristiano dovesse fingere di non esserlo, e così un musulmano, un ebreo, un agnostico. (…) 

La pace richiede invece di scavare a fondo dentro la propria tradizione, per trovare le ragioni del dialogo con tutti. È fuorviante, sul versante opposto, l’idea di un’identità che rifiuta il dialogo, come se un cristiano, o chiunque altro, non necessitasse di alcun apporto teorico o esperienziale dal di fuori. Questa idea, spesso sbandierata come “verità”, diventa occasione di conflitti inutili e dannosi. (…) 

Credere che «Cristo è la nostra pace», anziché nuocere al dialogo lo radica su una base più profonda, che è la sua stessa carne, la sua persona di Verbo fatto uomo. L’identità cristiana è di sua natura aperta, perché si fonda sull’incarnazione del Figlio di Dio nella “natura” umana, e quindi ne riconosce la presenza in ciascun essere umano, specialmente nei “fratelli più piccoli” (cf. Mt 25,31-46). Ha ribadito papa Leone XIV: «Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio; purifichiamola dall’aggressività. Non serve una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una comunicazione capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce». 

(+ E. Castellucci – Cristo è la nostra pace).

«Noi, Pastori della Chiesa italiana, riuniti nella città di san Francesco, uomo di pace, auspichiamo che all’umanità siano risparmiati ulteriori lutti e tragedie e sia evitata la spaventosa ipotesi di una catastrofe dalle conseguenze incalcolabili… supplichiamo quanti governano i popoli, perché – messe al bando le armi, a cominciare dalle testate atomiche – impieghino ogni loro sforzo a servizio della pace e i mezzi a loro disposizione per combattere la fame che è nel mondo»

(dall’Appello per la pace dei vescovi italiani)

Preghiera
Signore Gesù,
come la tua Parola scese
su Giovanni nel deserto,
scendi anche nel deserto del nostro cuore
e educaci al silenzio e all’ascolto.
Aiutaci a fare frutti di conversione:
a cambiare il modo di porci nelle relazioni,
a usare parole accoglienti,
parole che costruiscono
invece di parole che feriscono.
Insegnaci a non chiuderci
quando qualcuno la pensa diversamente,
ma a restare aperti, curiosi, disponibili.
Fa’ che le nostre parole
siano ponti e non muri,
che favoriscano l’incontro
e non la divisione,
che portino pace e non guerra.
Amen.


III DOMENICA DI AVVENTO
Pregare e intercedere: il disarmo delle anime

Siamo consapevoli che la pace è un dono di Dio, proviene dall’alto, e non si può realizzare nei soli laboratori umani. La pace va invocata, perché noi esseri umani siamo sempre in guerra. 

La pace, dai credenti, va implorata nella preghiera, in modo da disarmare le anime. E prima di tutto l’anima di chi eleva la preghiera, che si educa a chiedere «cose buone» al Padre (Lc 11,13). Il primo effetto della preghiera per la pace è proprio quello di curare le ferite di chi si rivolge al Signore: perché avverte che non ha senso invocare la pace se non la accoglie prima di tutto dentro di sé. (…) Pregare è un esercizio di pace: mettendoci a confronto con l’unico che davvero vuole la nostra pace, Colui che “è” la nostra pace, ci educa ad accogliere la grazia, a lasciarci salvare, a permettere a lui di darci la pace. La preghiera, poi, ha un’efficacia che sfugge alle misurazioni umane: a condizione che nasca da un’anima pacificata, viene esaudita. Non è certo una magia e non produce automaticamente l’effetto desiderato: c’è di mezzo la libertà umana, che Dio rispetta ed educa, e la libertà paterna di Dio stesso, che esaudisce nei tempi e nei modi che solo lui sa valutare. Ma siamo certi che una preghiera onesta e sincera entra nel cuore di Dio. (…) Quando c’è disunione e disaccordo, l’orazione è appesantita, fatica a sollevarsi da terra e non arriva alle orecchie del Padre. La preghiera efficace nasce da una comunità – bastano due o tre – riunita nel suo “nome”.

(+ E. Castellucci – Cristo è la nostra pace)

«Tenere lo sguardo sul Volto di Gesù ci rende capaci di guardare i volti dei fratelli. È il suo amore che ci spinge verso di loro. E la fede in Lui, nostra pace, ci chiede di offrire a tutti il dono della sua pace. Viviamo un tempo segnato da fratture, nei contesti nazionali e internazionali: si diffondono spesso messaggi e linguaggi intonati a ostilità e violenza; la corsa all’efficienza lascia indietro i più fragili; l’onnipotenza tecnologica comprime la libertà; la solitudine consuma la speranza, mentre numerose incertezze pesano come incognite sul nostro futuro. Eppure, la Parola e lo Spirito ci esortano ancora ad essere artigiani di amicizia, di fraternità, di relazioni autentiche nelle nostre comunità, dove, senza reticenze e timori, dobbiamo ascoltare e armonizzare le tensioni, sviluppando una cultura dell’incontro e diventando, così, profezia di pace per il mondo».

(papa Leone XIV ai vescovi italiani Assisi)

Preghiera
Signore,
vieni a parlare al nostro cuore smarrito.
Donaci la tua consolazione
quando ci sentiamo soli e tristi.
Tu annunci il Vangelo ai poveri,
porti la buona notizia a chi è piccolo.
Aiutaci a vedere la tua luce
anche quando tutto sembra buio.
Insegnaci a pregare con il cuore,
a intercedere per chi sta male.
La preghiera cura le ferite profonde
e fa fiorire la pace dentro di noi.
Disarma le nostre anime dalla paura,
aprici all’amore e alla fiducia.
Fa’ che possiamo accogliere la tua pace
e condividerla con tutti.
Amen.


IV DOMENICA DI AVVENTO
Rimboccarci le maniche e aiutare: il disarmo delle mani

La percezione di debolezza e impotenza deve evitarci di scivolare nell’immobilismo, nella rassegnazione e nella disperazione. Per quanto sembri una goccia nell’oceano, il nostro aiuto non può mancare. La prima azione è paradossalmente una “non azione”, o meglio una “non reazione”. 

Il disarmo delle mani comincia dalla rinuncia alla reazione uguale e contraria, che spesso scade in vendetta. È facile passare dalla regola del taglione, “occhio per occhio e dente per dente”, alla rappresaglia.L’educazione alla nonviolenza è intimamente evangelica. 

Preso spesso come paradosso o irriso come privo di senso, questo invito va interpretato – come tutto il Vangelo – alla luce dell’esempio di Gesù. Quando è toccato a lui prendere uno schiaffo, da una guardia presente al dialogo tra lui e il sommo sacerdote Caifa, egli porse l’altra guancia; ma non nel senso banale di girare la faccia per essere di nuovo colpito, ma nel senso profondo di porgere la guancia della ragionevolezza e del dialogo: «se ho detto qualcosa di male, dimostralo; ma se ho detto la verità, per-ché mi dai uno schiaffo?» (Gv 18,23). Ecco l’altra guancia, che pochi porgono: uno spazio, quando è possibile, in cui l’autore dell’offesa possa giustificare il proprio comportamento, oppure chiedere scusa e perdono. E può cominciare un dialogo, un confronto, una trattativa, un percorso di riconciliazione.  (…) Come agire concretamente per la pace, oltre ad evitare di rispondere alla violenza con la violenza? È sempre possibile agire individualmente, donando risorse personali – tempo, denaro, energie – a chi in qualsiasi modo è colpito dalle guerre.  È la logica del lievito: paragonato alla pasta, è una quantità quasi trascurabile: eppure la fa crescere. L’azione concreta e possibile si gioca nel quotidiano, nelle nostre scelte, nel senso che diamo al nostro lavoro, nella qualità delle relazioni. Per proseguire nella metafora gastronomica, è la dose di “dono” che mettiamo dentro alla pasta delle nostre giornate, a costruire concretamente la pace. 

(+ E. Castellucci – Cristo è la nostra pace)

«Cari fratelli e sorelle, in questi giorni, con il mio primo Viaggio Apostolico, compiuto durante l’Anno giubilare, ho desiderato farmi pellegrino di speranza nel Medio Oriente, implorando da Dio il dono della pace per questa amata terra, segnata da instabilità, guerre e dolore.
Cari cristiani del Levante, quando i risultati dei vostri sforzi di pace tardano ad arrivare, vi invito ad alzare lo sguardo al Signore che viene! Guardiamo a Lui con speranza e coraggio, invitando tutti a incamminarsi sulla via della convivenza, della fraternità e della pace. Siate costruttori di pace, annunciatori di pace, testimoni di pace!
Il Medio Oriente ha bisogno di atteggiamenti nuovi, per rifiutare la logica della vendetta e della violenza, per superare le divisioni politiche, sociali e religiose, per aprire capitoli nuovi all’insegna della riconciliazione e della pace. La via dell’ostilità reciproca e della distruzione nell’orrore della guerra è stata percorsa troppo a lungo, con i risultati deplorevoli che sono sotto gli occhi di tutti. Occorre cambiare strada, occorre educare il cuore alla pace.
Da questa piazza, prego per il Medio Oriente e per tutti i popoli che soffrono a causa della guerra. Offro anche preghiere auspicando una pacifica soluzione delle attuali controversie politiche in Guinea Bissau. E non dimentico le vittime dell’incendio a Hong Kong e le loro famiglie.
Prego in modo speciale per l’amato Libano! Chiedo nuovamente alla comunità internazionale di non risparmiare alcuno sforzo nel promuovere processi di dialogo e riconciliazione. Rivolgo un accorato appello a quanti sono investiti di autorità politica e sociale, qui e in tutti i Paesi segnati da guerre e violenze: ascoltate il grido dei vostri popoli che invocano pace! Mettiamoci tutti al servizio della vita, del bene comune, dello sviluppo integrale delle persone.
E a voi, cristiani del Levante, cittadini a pieno titolo di queste terre, ripeto: coraggio! Tutta la Chiesa guarda a voi con affetto e ammirazione. La Vergine Maria, Nostra Signora di Harissa, vi protegga sempre!».

(papa Leone XIV – Appello da Beirut ai leader politici)

Preghiera
Signore, le mie mani sono chiuse e pigre.
Slegale tu, come hai slegato l’asinello che ti ha portato a Gerusalemme.
Quando mi chiami a donare,
aiutami a rispondere
con umiltà. 
Disarma le mie mani egoiste,
aprile alla generosità e all’aiuto.
Insegnami a rimboccarmi le maniche,
a muovermi per chi ha bisogno.
Donami ogni giorno una “dose” di dono:
un aiuto, un sorriso, un gesto gentile.
Come hai avuto bisogno dell’asinello,
hai bisogno anche delle mie mani per amare.
Slega le mie mani,
conducile a servire i fratelli.
Amen.


V DOMENICA DI AVVENTO
Testimoniare e rimanere fedeli a Gesù: il disarmo dei cuori

La cura più efficace per la pace è quella preventiva: l’educazione delle nuove generazioni. Ragazzi e giovani hanno bisogno di esperienze e di testimoni di uno stile di vita diverso, nonviolento. I discepoli del Signore, rimanendo fedeli a lui, testimoniano la pace, si educano ed educano ad essa, disarmano i cuori. 

Ogni gesto di accoglienza e riconciliazione nelle nostre comunità, a cominciare dalle famiglie; ogni iniziativa di annuncio del Vangelo, celebrazione della grazia del Signore, cura e soccorso ai poveri, ai malati e ai bisognosi nelle nostre parrocchie, nelle associazioni e movimenti; ogni incontro e ogni occasione di dialogo rispettoso tra persone e realtà differenti… tutto questo, giorno per giorno, costruisce la pace. Questi, più che le pur necessarie dichiarazioni, sono i gesti che costruiscono la pace. È nelle attività quotidiane che si educa davvero alla pace. Case, scuole, parrocchie, luoghi di lavoro, cura e svago: ogni ambiente di vita, può educare alla pace. I “santi della porta accanto”, presenti nel tessuto di tutte le nostre comunità, sono autentici educatori di pace, fraternità e concordia. I santi e gli amici di Dio sono infatti per ciò stesso donne e uomini di pace: e sono loro, spesso nel silenzio dei canali comunicativi, i grandi educatori dei ragazzi e dei giovani, perché incarnano la pace: non la sognano solamente, e neppure si limitano a predicarla; la vivono, lasciandosi investire da «sentimenti di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza» (Col 3,12). In una società spesso violenta, questi sentimenti appaiono deboli: in realtà sono i sentimenti dei coraggiosi e dei forti, perché si guadagnano a prezzo di una lotta contro i propri istinti di rivalsa e di vendetta. Nelle vicende recenti delle nostre Chiese non mancano certo i testimoni di pace, che vanno fatti conoscere ai più giovani. 

(+ E. Castellucci – Cristo è la nostra pace)

Preghiera
Signore Gesù,
tu sei la Luce del mondo,
vieni a illuminare il nostro cuore.
Aspettiamo la tua venuta con gioia,
preparaci ad accoglierti.
Disarma i nostri cuori duri e chiusi,
togli la cattiveria, la gelosia, la rabbia.
Riempili di bontà,
di perdono, di amore,
perché possiamo
essere pronti quando verrai.
Aiutaci a dare testimonianza alla Luce,
a mostrare con la nostra vita che tu ci ami.
Rendici piccole luci nel mondo,
che brillano nell’attesa della tua venuta
e mostrano la strada a chi è perduto.
Vieni, Signore Gesù,
perché possiamo testimoniare
che tu sei con noi, sempre.
Amen.